Talvolta ci prende quella voglia irrefrenabile di riordinare la casa e buttare via qualcosina. Io l’ho fatto due settimane fa, mi sono immersa nell’impresa, ignara che dopo avrei avuto bisogno di Freud & Jung per risistemarmi la psiche.
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La prima cosa che mi passa tra le mani e’ la fascetta in spugna rosa fluo, con stampato il faccione da cavallo di LUIS MIGUEL. ‘Noi, ragazzi di oggi noi.’ urlava il pazzo, io avevo circa dieci anni. Sento gia’ un nodo alla gola e i lucciconi all’angolo degli occhi. E dire che siamo solo all’inizio ma continuo imperterrita a rovistare nell’armadio ‘80s.
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Da una scatola fa capolino una piccola busta bianca. Non esiste cosa che incuriosisce di piu’ l’essere umano di una busta chiusa, tutta bianca! Dentro trovo un bigliettino, con SNOOPY e CHARLIE BROWN sotto l’albero di Natale, risalente al 1981. Leggo ‘Carissima, so che desideravi tanto la CASA DI BARBIE CON L’ASCENSORE, come quella della tua amica Katia. Purtroppo non sono riuscito a trovarla, in compenso ti ho portato tantissimi altri regali, spero che ti piacciano. Firmato: Gesu’ Bambino’. Ecco, cosi’ e’ la vita: quando meno te l’aspetti i mitici anni ottanta, l’era felice e talvolta infausta della tua infanzia torna e ti restituisce gentilmente (e con gli interessi) tutto cio’ che dentro di te non hai mai risolto. L’ignaro Gesu’ Bambino non sapra’ mai di aver creato un mostro, nel Natale 1981. Avrei dato fuoco all’albero, al presepe e al Gioco dell’Oca, a Cicciobello Nero, al Domino, all’Hula Hop, agli Shangai insomma a tutta quella catasta di schifezze che stavano li’, al posto dell’agognato oggetto del desiderio. Sono passati quasi trent’anni e sto cercando la CASA DI BARBIE CON L’ASCENSORE su E-Bay. Appena la trovo la metto in mezzo al salotto, vicino alla PISTA POLISTIL che prima o poi mio marito si comprera’, per giocare almeno un’ora al giorno e recuperare un po’ di tempo perduto. Voglio mettere a turno BARBIE, KEN e SKIPPER su quel maledetto ascensore e farli andare su e giu’ finche’ non mi chiedono pieta’. Voglio che mio marito, architetto di professione, progetti un ascensore in plastica rosa con il finestrino a cuore per portare su e giu’ la spesa.. capisci, Gesu’ Bambino, che cosa hai scatenato?
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Continuo a rovistare tra i cimeli e cosa esce? Una copia di Topolino del 1982, sul retro una pubblicita’: IL DOLCEFORNO HARBERT. Altro infelice capitolo della mia infanzia. Ricordo che, vista la totale e giustificata sfiducia nei confronti di quel fetente di 'Gesu’ Bambino', rivolsi direttamente la richiesta ai miei genitori per il mio decimo compleanno e mi regalarono il PONG! Ma vi rendete conto? Una bambina desidera avere il simbolo della perfetta donna di casa e si ritrova tra le mani la perdizione. La mia amica Katiuscia, che aveva ricevuto il DOLCEFORNO a Natale, a undici anni sapeva gia’ fare il Pan di Spagna, a tredici la Torta Sacher, a venti si e’ sposata. Io invece a trenta sono ancora una studentessa di lettere fuori corso e crepa se mi e’ mai venuta una torta, neanche quelle in scatola della Cameo, che sono a prova di stupido. Una volta ho tentato: e’ uscito un blocco in legno massello, la Foppapedretti ne ha fatto delle mensole. Quella torta e’ poi finita giu’ dal balcone, in cortile e pare che nemmeno i colombi l’abbiano gradita. In compenso il PONG ha avuto su di me un effetto devastante, il delirio dei videogames: a dodici anni passavo i pomeriggi in sala giochi e chissenefrega se non so fare le torte, sono fortissima a PAC-MAN e scusate se e’ poco. Cari genitori, l’avete voluto voi.
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Ma non finisce qui, l’armadio 80’s mi restituisce un’altra chicca: un album di foto. Inizio a sfogliare e cosa vedo? Mio cugino sull’ATALA. Mi torna in mente quell’indecente slogan sessista che gia’ allora, inconsciamente, mi disturbava ‘Sei abbastanza uomo per domare un’ATALA?’. Io, che mi sentivo abbastanza donna, dovevo domare una GRAZIELLA. Vi ricordate, quella bici infame che toccava a noi femmine, con il cestino davanti e il gancetto a meta’ telaio per piegarla in due, come se fosse un foglio A4. Un vero attentato all’incolumita’, regolarmente urtavi con il piede il malefico congegno mentre eri lanciata giu’ per la rampa dei garages e la bici si chiudeva, catapultandoti contro il muro. Poi andavi a casa sanguinante, carica di sensi di colpa e per consolarti ti dicevano ‘Ma non sei proprio capace ad andare in bicicletta, eh… guarda tuo cugino, non cade mai!’. Grazie tante, che scoperta, provate a dargli una GRAZIELLA. Comunque mi sono rifatta a quattordici anni, con il CIAO. Dicevo sempre a mio cugino ‘Sei abbastanza gay per domare un CIAO?’. Lui si incazzava perche’ aveva il FIFTY e non poteva fare quel che facevo io: il numero della ‘penna’. Ovvero: in piedi, motorino sul cavalletto, pedalare come una forsennata per accendere il motore, accelerare a stecca e sedersi di colpo… come per magia, il CIAO partiva impennando facendoti fare un figurone in cortile. La prima volta ho centrato i bidoni della spazzatura, quelli in ferro con il sacco nero che c’erano negli anni ’80, ma quando ho imparato! ah, che vendetta!
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Continuo a sfogliare l’album, le immagini sono cariche di colore da far paura. Trovo l’immancabile foto di classe, anno 1983, ma c'e’ qualcosa che mi turba! mio Dio, i capelli! Quanto avrei voluto averli lunghi, tutti uguali, per farmi le trecce come ANNA DAI CAPELLI ROSSI, i codini come CANDY CANDY oppure la coda come MIMI’ AYUHARA. Invece no: mia mamma, all'epoca trentenne modaiola, mi portava dalla parrucchiera e diceva ‘Faglieli come Gianna Nannini…’ Quindi a nove anni, mentre le mie compagne si infilavano mollettine e nastrini tra le lunghe ciocche, io avevo la cresta davanti e le codine sfilacciate dietro, piu’ o meno come gli attori dei film porno tedeschi. Per vendicarmi, tagliai i capelli a tutte le mie BARBIE, a SKIPPER e anche a KEN, che non aveva ancora la calotta di gomma con i capelli disegnati bensi’ una folta chioma nera tipo il tenente Colombo. Allora mia mamma mi regalo’ la bambola PRITTY, quella con il buco in testa e i capelli di lana che tagliavi, tagliavi… poi tiravi e tornavano lunghi.
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Basta, non posso andare oltre, chiudo sconsolata l’armadio 80’s e per distrarmi accendo la televisione. Su MTV danno uno speciale sulla musica anni ’80, c'e’ SIMON LE BON crocifisso su un mulino che canta WILD BOYS, ma questa e’ un’altra storia.
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Ragazzi degli anni ottanta, un consiglio:
se non vi sentite pronti, non aprite quell’armadio…
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ã Emanuela Dandres - www.galacticaband.com
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